Il Lupo Mangiafrutta

Fabio Filiàci, Folignano (AP)

“Giochiamo al Lupo Mangiafrutta?”

“Sì! Io sono la mela!”

“Io la pesca!”

“Posso giocare anche io?” Mi avvicinai ai miei compagni di classe che si stavano organizzando per trascorrere l’ultimo quarto d’ora di quella giornata scolastica; una giornata come tutte le altre dove, come al solito, la maestra ci lasciava un po’ di tempo per svagarci e dove, come al solito, io venivo sempre escluso.

“Sì, tu farai la polpetta”. Era sempre lui, Federico, che mi emarginava e tutti gli altri lo seguivano; ogni volta trovava un modo per escludermi senza farlo notare alla maestra, ma io cercavo di divertirmi lo stesso. Dopotutto non potevo farci niente.

“Ma la polpetta non è un frutto”

“Non importa, ti faremo giocare lo stesso, tutti i tipi di frutta sono stati occupati”.

“Anche l’ananas?”

“Sì, anche l’ananas”.

“E il mandarino?”

“Tutti”.

“Ma noi non siamo così tanti”.

“Anche le bambine hanno detto che giocano. Vero ragazzi?” da dietro si sentì un coretto di conferma.

“Va bene, farò la polpetta”. Ormai ero rassegnato, cercavo di divertirmi più che potevo, ma il mio divertimento era pressoché inesistente visto che non facevo nulla per tutto il tempo se non aspettare che la maestra ci dicesse di prepararci. La sua voce non tardò a farsi sentire.

“Ok bambini, preparatevi. Sta per suonare la campanella”.

M’incamminai verso casa, distava appena cinque minuti di cammino dalla scuola e tornavo sempre da solo. La mamma si fidava di me e la strada era abbastanza sicura; come sempre camminavo a testa bassa immerso nelle mie fantasie di fare ed avventurieri.

“Ben tornato Luca; com’è andata a scuola oggi?”

“Ciao mamma. Tutto bene, nulla di speciale”.

Non mi andava di farla preoccupare, quindi non le parlavo mai della situazione con i compagni.

“Beh dai, vieni a mangiare” La seguii in cucina, dove pranzavamo. “Per domani hai tanti compiti? Se vuoi andare al parco ti ci porto”.

“No, grazie. Devo studiare”. Non mi piaceva andare al parco, avrei incontrato i miei compagni di classe e non mi sarei divertito; inoltre la mamma avrebbe capito che c’era qualcosa che non andava.

Meglio evitare.

“Va bene, però ogni tanto dovresti uscire invece di stare sempre in camera tua a leggere e studiare. Ti fa bene prendere un po’ d’aria fresca”. Era sempre preoccupata per me, magari più tardi avrei fatto un giro.

 

Quel giorno, prima di terminare la lezione, la maestra ci assegnò un lavoro di gruppo che avrei dovuto fare insieme a Giada. Sarei andato a casa sua l’indomani. “Bene bambini, per oggi la lezione è finita. Non fate confusione”.

“Sì, signora maestra!” si innalzò il solito coretto.

“Giochiamo al Lupo Mangiafrutta?” la solita proposta.

“Ok. Gli stessi ruoli di ieri?” le solite risposte.

“Bene, io ero la mela!”

“Io la pesca!”

“Luca, tu che frutto eri ieri?” Giada mi si avvicinò.

“… Ero la polpetta”.

“Ma la polpetta non è un frutto!”

“Già, ma tutti i ruoli erano occupati”.

Mi guardava con aria interrogativa, sapeva anche lei che la cosa era assurda, eravamo a malapena quindici in classe! Mi affrettai a chiudere il discorso prima che accadesse qualcosa di strano: “Ma non importa. Tanto ora esco, la mamma mi ha firmato il permesso per tornare a casa appena finita la lezione. Ciao”.

Camminavo con la solita testa bassa verso casa, c’era meno confusione del solito, dato che ero uscito prima. Giada occupava i miei pensieri: era una bambina simpatica, forse avrei potuto fare amicizia con lei… Come al solito non badavo a dove mettevo i piedi, ma stavolta qualcuno mi venne contro e mi fece cadere. “Scusami, tutto bene?” Era una ragazza, mi aiutò ad alzarmi. “Dovresti stare attento a dove metti i piedi, anche io però”. Si mise a ridere. Sistemai la maglietta e controllai di non aver perso nulla, appena alzai lo sguardo la riconobbi; era la Fata della Luce!

Presi il mio libro d’avventure preferito, lo portavo sempre con me e ormai lo sapevo a memoria; lo sfogliai fino alla pagina con l’illustrazione della fata. Ero sbalordito, e forse si vedeva perché la fata mi chiese se avesse qualcosa di strano in volto.

“Tu! Tu sei la Fata della Luce! I tuoi occhi brillano e i capelli sono color del caramello! Proprio come l’illustrazione! Proprio come è descritto nel libro!” La fata, dapprima perplessa, osservò la pagina del libro con il suo ritratto, poi un sorriso apparve sulle sue labbra. “Ebbene, mi hai scoperta”. “Cosa ci fai qui?” ero incredulo, probabilmente quello sarebbe stato l’incontro più bello della mia vita.

“Sono venuta per esaudire un tuo desiderio. Ne hai uno, no?” Era arrivata proprio al momento giusto, da qualche giorno avevo un’idea che avrebbe risolto i miei problemi a scuola.

“Sì… io voglio diventare stupido!” Ero deciso. “Stupido? E perché?”

“Perché, se diventerò stupido, sono sicuro che riuscirò a divertirmi con i miei compagni di classe”.

Sul volto della fata apparve un’espressione stupita. “Bene. Se sei sicuro del tuo desiderio lo esaudirò. Chiudi gli occhi e aprili quando te lo dirò; pensa intensamente a ciò che vuoi”. Sentii armeggiare con vari oggetti, probabilmente la fata stava prendendo la sua bacchetta magica.

Avvertii un leggero contatto di qualcosa sulla mia testa. “Ecco, presto il tuo desiderio sarà esaudito. Ma non aprire gli occhi, prima conta fino a tre”. Contai, quando aprii gli occhi la fata no c’era più. Non sentivo alcun cambiamento in me, ma sentivo che presto sarei cambiato.

 

“Giorgia!” Giada si avvicinò alla sorella che era venuta a prenderla .

“Ciao Giada, com’è andata oggi a scuola?”

“Bene; la maestra ci ha assegnato un lavoro a coppie. Io lo devo fare con Luca”.

“Ah, bene. Sai prima, mentre venivo a prenderti, mi sono scontrata con un bambino che mi ha scambiata per una fata e ha espresso il desiderio di diventare stupido. Non ho mai incontrato una persona così strana”.

Giada scoppiò in una risata. “Anche Luca è strano. I ragazzi non lo fanno mai partecipare ai giochi, ma lui insiste a voler stare con loro…”

 

Bene. Ormai la notte era passata quindi la magia della fata avrebbe voluto fare effetto. Sicuramente ero stupido!

Come sempre a scuola si decise di giocare al Lupo Mangiafrutta, ma stavolta ero stracontento. Sapevo che anche se non mi avessero fatto partecipare mi sarei divertito grazie alla magia della Fata della Luce. E infatti così fu.

 

Nel pomeriggio la mamma mi portò a casa della mia compagna di classe per fare il lavoro, era contenta perché finalmente sarei uscito dalla mia cameretta. Dopo varie chiacchiere, ringraziamenti e saluti tra le due donne finalmente io e Giada ci mettemmo al lavoro. Andammo nella sua stanza.

“Cos’era che dovevamo fare?”

“L’esperimento della trottola colorata”

“Ah già, solo quello?”

“Sì, poi dobbiamo scrivere le nostre impressioni”.

“Allora faremo subito. Così poi potremo andare al parco ok?”

Giada era sempre allegra e ottimista e anche se non amavo andare al parco accettai, tanto ormai ero stupido, dovevo divertirmi per forza.

“Ehi Luca, posso farti una domanda?”

“Certo!”

“Perché insisti a giocare con Federico e gli altri se non ti fanno mai partecipare?”

“Eh? Te ne sei accorta?”

“Beh sì, lo sanno tutti in classe tranne la maestra. Lei è sempre impegnata a sistemare il registro”.

“Non lo sapevo…” questa cosa mi prendeva alla sprovvista, non avrei mai immaginato che si notasse così tanto. Decisi di risponderle sinceramente; non avevo scelta: “Ecco, il motivo è che altrimenti non saprei che fare quindi dovrei stare da solo; ma se la maestra se ne accorge e lo dice alla mamma, lei si preoccupa. E questo non mi va”.

“E perché non vieni a giocare con me e le altre? Mica giochiamo alle bambole, puoi divertirti anche tu”.

“Beh grazie, non avevo mai pensato… Ma non importa! L’altro giorno ho incontrato la Fata della Luce e le ho chiesto di farmi diventare stupido e lei ha esaudito il mio desiderio. Quindi ora mi diverto anche con il gruppo di Federico. Aspetta ti faccio vedere che aspetto aveva la fata, magari esaudisce anche il tuo desiderio!” Presi il mio libro di favole e glielo mostrai sorridendo. Lei guardò prima il libro poi me, era seria.

“Sei sicuro che oggi ti stavi divertendo? A me non sembrava. E non mi sembri neanche diventato stupido”. Ci rimasi male e ci pensai un attimo. Aveva ragione lei e mi fece pentire del mio desiderio. Chiesi dove si trovava il bagno e mi ci recai; ma appena aprii la porta che mi era stata indicata rimasi stupefatto. La Fata della Luce era ancora davanti a me! Si girò e mi guardò mentre ero imbambolato davanti alla porta.

“Ciao Luca. Si è esaudito il tuo desiderio? Sei soddisfatto?”

Come faceva a sapere il mio nome? Doveva essere per forza la Fata! Ripensando a tutto ciò che era successo e che mi aveva detto Giada mi venne quasi da piangere, con voce spezzata implorai la Fata.

“No, mi sono pentito, era un desiderio inutile. Ti prego fammi tornare come prima. Ho sbagliato a chiederti quella cosa”. Qualche lacrima mi rigava le guance.

“Ehi, ehi calmati. Se ci tieni tanto ti farò tornare come prima. Chiudi gli occhi e pensa bene a ciò che vuoi”.

Sentii il tocco della bacchetta sulla mia testa.

“Ecco fatto. Ora sei di nuovo intelligente. Contento?” Mi mostrò un sorriso stupendo che mi contagiò. Corsi fuori da quel falso bagno e tornai da Giada. “Giada! Giada! È incredibile! Nella stanza che mi avevi indicato c’era la Fata della Luce! Le ho chiesto di farmi tornare intelligente e lei l’ha fatto. E’ proprio una fata buona”.

“Come mai le hai chiesto di tornare come prima?”.

“Beh, perché ho pensato che avevi ragione tu. Non devo stare per forza con Federico e gli altri se non mi vogliono”.

“Sono contenta che la pensi come me”. Mi sorrise e si sporse dalla finestra. “C’è tua madre, devi andare a casa… domani vuoi venire al parco con me?”

Il mio volto s’illuminò: “Certo! A domani!” Presi le mie cose e salutando tutti me ne andai. Finalmente avevo un’amica.

Giorgia bussò alla porta della stanza di Giada ed entrò.

“Ehi Giada! Credo proprio che quel bambino che mi aveva scambiato per una fata fosse il tuo amico. E’ proprio strano”.

“Hai ragione”. Le due sorelle sorrisero insieme.